Il colonnello Carlo Calcagni: ho incontrato un Eroe

Incontrare un eroe è un’esperienza che rimane dentro. Ci si ritrova proiettati in un’altra dimensione, come quando si parla della distanza fra le stelle in termini che sono difficili da immaginare. Eppure la persona che incontriamo oggi, il Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni, pur nella sua assoluta eccezionalità, ha uno spessore profondamente umano, e il suo coraggio, la sua dignità, te li senti dentro, come per osmosi. Probabilmente è questa la sua forza più grande.

Un evento per il colonnello

Qualche settimana fa la dott. Marinella Maioli, presidente dell’associazione Il Coraggio (per leggere l’articolo pubblicato l’anno scorso su questa onlus cliccate qui), mi ha invitata ad una serata organizzata in onore del colonnello Calcagni per la presentazione del libro autobiografico Pedalando su un filo d’Acciaio.

 

L’incontro si è svolto a Sesto San Giovanni nel salone della Casa delle Associazioni, un ambiente spartano e senza fronzoli dove, pur nel rispetto delle regole, si sono riunite parecchie persone, molte delle quali avevano già conosciuto Carlo Calcagni in varie circostanze e avevano avuto modo di apprezzarlo. Il gruppo più numeroso e caloroso era indubbiamente quello formato dai suoi ex colleghi e allievi della celeberrima Brigata Paracadutisti Folgore, con l’inconfondibile basco color amaranto.

 

Dice il colonnello Calcagni: “Per me sono come fratelli: il cameratismo è un’unione che va al di là dell’incarico. Il nostro motto è Nessuno resta indietro.”

Carlo, come si fa chiamare da tutti, ha parlato a lungo delle sue esperienze di vita, intervistato dall’avvocato comasco Claudio Salvagni, principe del foro noto per avere difeso protagonisti di famosi e controversi casi giudiziari, fra cui per esempio Massimo Bossetti.

L’avv. Salvagni offre da tanti anni la sua collaborazione all’associazione Il Coraggio per la difesa delle persone bisognose di aiuto legale in casi difficili.

Alle domande dell’avvocato, Carlo ha risposto con calore e passione: davvero un “fiume in piena”. E così, ascoltare le sue parole e guardare alcuni video che lo ritraggono nella sua quotidianità in un resoconto pieno di emozione ha fatto entrare tutti i presenti in modo quasi palpabile nella sua sconvolgente vicenda.

La vita di un combattente

Carlo nasce in Germania nel 1968 ; i suoi genitori Tonino e Teresa, di origine pugliese, sono una coppia molto unita che conduce una vita di duro lavoro e sacrifici in un paese lontano, condizione parecchio comune a tanti emigrati italiani in quel momento storico.

Per permettergli di cominciare la scuola in Italia, a 6 anni il piccolo viene riportato al paese di origine della famiglia, Guagnano in Puglia, e affidato ad alcuni zii. Sente terribilmente la mancanza di mamma e papà, ma riesce a farsi forza per non essere fonte di preoccupazione per loro. Raccontando questo momento della sua vita, Carlo si commuove per quel bambino che era, indifeso e un po’ sperso in quei giorni vuoti lontano dai suoi cari. Un piccoletto che affronta per la prima volta il dolore e trova in sé stesso una dote che gli sarà molto utile in seguito: la resilienza.

Nel tempo poi la famiglia si riunisce, Carlo cresce. E’ in gamba: ha grande coraggio e forza di volontà, non ha paura della fatica, raccoglie qualunque sfida con entusiasmo e passione.

A 20 anni decide di intraprendere la carriera militare e brucia le tappe: è Allievo Ufficiale a Cesano di Roma, nominato Sottotenente e destinato alla Scuola di Paracadutismo di Pisa, qui dopo aver vinto un concorso sarà raffermato.

Presto vince il concorso per Pilota di elicotteri militari e frequenta il Corso Ufficiali Piloti Osservatori di Elicottero,  completando il lungo iter e risultando il primo del corso.

Come elicotterista partecipa a molte missioni importanti fra cui:

l’operazione Vespri Siciliani, successiva alla strage del giudice Falcone nel ‘92, con trasporto di magistrati, ricognizioni e pattugliamenti in Sicilia;

le imponenti operazioni Partenope in Campania e Riace in Calabria, entrambe iniziate nel ‘94 contro la criminalità organizzata.

varie attività di soccorso in diverse occasioni, tra cui l’alluvione di Sarno nel ‘98.

 

Negli anni ’90 viene inviato anche in missioni internazionali sollecitate dall’ONU in Turchia e in Albania.

Nel ’96 è a Sarajevo, in Bosnia-Erzegovina, unico pilota di elicotteri italiano del primo contingente internazionale di pace della NATO, sotto l’egida dell’ONU, per svolgere varie attività tra cui ricognizione, trasporto e servizio MEDEVAC (recupero medico-sanitario). In questa occasione viene encomiato proprio per aver portato a termine tutte le missioni richieste ed aver recuperato civili e militari in una zona di guerra ancora in atto, nonostante l’intervento della NATO e gli accordi di pace.

 

 

 

Totalizza 50 ore di volo, classificate come “voli di guerra”, in contesti assolutamente tragici.   Nel gelo dell’inverno di Sarajevo, a venti gradi sotto zero, il contingente viene “alloggiato” in quello che resta di un vecchio ospedale bombardato.

 

L’ospedale bombardato, alloggio dei militari  

Sveglia alle 4 di mattina  per andare a recuperare i feriti nelle zone calde in una corsa contro il tempo.

Carlo racconta e il suo sguardo si perde lontano:

“Quando rientravo alla base il mio elicottero era completamente insanguinato all’interno, come spesso le mie mani e il mio viso. Scendevamo a soccorrere i feriti a mani nude il più in fretta possibile. Ogni secondo in più poteva salvare una vita, un marito, un figlio, una mamma.  Dopo i recuperi dovevamo lavare via tutto quel sangue per essere pronti per l’uscita successiva…”

 

Grandi sacrifici, ma anche grandi soddisfazioni

Al ritorno da questa esperienza sconvolgente, ma che è comunque parte della sua missione di soldato, l’allora capitano Calcagni supera brillantemente il Corso Istruttore di volo presso il Centro dell’Aviazione di Viterbo e viene trasferito lì come insegnante.

 

 

Un ritorno pieno di promesse

E’ un periodo, breve, pieno di promesse.  Carlo è, da sempre, uno sportivo, “cresciuto a pane e sport” fin dalla più tenera età. Ama soprattutto il judo, l’atletica e il ciclismo. Un vero e proprio super campione!

 

 

In fondo, pensandoci, l’essere uno sportivo e l’essere un militare hanno così tanti punti di congiunzione: il rispetto della disciplina, il “gioco di squadra”, la forza di volontà, il gusto della lotta, il sacrificio per ottenere il risultato, la ricerca della vittoria.

Grandi risultati e grandi vittorie

 

Carlo ricorda: “Ero l’uomo, l’ufficiale e lo sportivo che tutti volevano essere, ma proprio quando mi sentivo imbattibile, in un istante la mia vita è cambiata.”

 

L’uranio impoverito

Nel 2002, a seguito di accertamenti medici, si scopre che Carlo è gravemente malato. Nel suo corpo vengono riscontrate tracce di 28 tipi di metalli pesanti tra cui due radioattivi: cesio e uranio. Valori impressionanti, anche ventiduemila volte gli indici di riferimento. Nel fegato, nei polmoni, nel midollo osseo e anche nel DNA. Un quadro clinico inimmaginabile.

Per trovarne la causa bisogna tornare indietro nel tempo, alla missione in Bosnia. Lì, durante i combattimenti sono state utilizzate munizioni e bombe fabbricate con uranio impoverito.

L’uranio impoverito è un materiale di scarto della lavorazione dell’uranio: per i reattori nucleari o le bombe atomiche serve l’uranio arricchito. Con gli scarti si fabbricano munizioni e bombe. La temperatura (dai 3000 ai 5000 gradi) che si genera dall’esplosione di un proiettile o di una bomba con questo componente porta la materia a sublimare (cioè a passare dallo stato liquido a quello aeriforme) e consente che si volatilizzino atomi radioattivi.  Si crea quindi una “polvere sottile” di micro e nanoparticelle che galleggia nell’aria sotto forma di aerosol prima di ricadere a terra.  Queste particelle tossiche sono facilmente inalabili ed entrano così nei polmoni, poi da lì passano nel sangue e si depositano in tutti gli organi irrorati dal sangue, continuando ad emettere radiazioni 24 ore su 24.

Proviamo solo ad immaginare, in un teatro di guerra dove è stato utilizzato questo materiale, quanta polvere può sollevare un elicottero che atterra, o che si alza in volo…

 

Sarajevo bombardata

 

Per Carlo è una scoperta sconvolgente.  Un militare si può considerare costantemente esposto al pericolo, anche di morte, mentre è in missione; ma questa è una faccenda ben diversa! Perché nessuno ha avvertito del pericolo? Perché non sono state fornite le protezioni adeguate e le istruzioni specifiche per non correre questo rischio mortale?

Sembra assurdo! Oltre a tutto, anche considerando l’argomento freddamente, lasciando da parte gli aspetti etici e umani, che sono ovviamente i più importanti, come può un esercito permettersi di perdere elementi qualificati e formati per anni per assolvere a compiti di alto livello di specializzazione? Chi si è permesso di mettere a repentaglio il personale militare esponendolo a danni certi per la salute?

E allora?? Stupidità? Colpevole approssimazione e sottovalutazione? Mancata o ritardata informazione? Chi sono i responsabili di questa tragedia?

La questione dell’uranio impoverito e delle vittime che hanno subito le sue terribili conseguenze è al centro del dibattito ormai da più di 20 anni. Si tratta di oltre 400 morti e 8000 malati: una faccenda molto scomoda che provoca imbarazzo e che si cerca colpevolmente di dimenticare…

 

“La divisa per me è la Patria e racchiude tutto ciò che rappresenta. Onore, dignità, umiltà, determinazione, carattere, disponibilità verso gli altri, amore per il prossimo, sacrificio, coraggio e speranza. Vuol dire servire lo Stato, che siamo noi cittadini. Andare avanti nonostante tutto.”

 

Una battaglia per la vita

Per Carlo inizia un’altra battaglia, ma stavolta tra ospedali, terapie invasive e devastanti, interventi ad alto rischio, cure che occupano la quasi totalità delle sue giornate.

“Mi curo per vivere e vivo per curarmi.”

Ma lui non si arrende, raccoglie la sfida e combatte come un leone, generosamente come ha sempre fatto.

Le radiazioni, oltre a causargli un’alterazione del DNA, gli hanno portato patologie estremamente pesanti, un elenco infinito: sensibilità chimica multipla, cardiopatia, epatopatia cronica, fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria, malattia neurologica cronica degenerativa e irreversibile, parkinsonismo, mielodisplasia e altro ancora.

Le cure quotidiane di Carlo Calcagni sono difficili da immaginare: 300 pillole, 4/5 ore di terapia infusionale, 7 iniezioni di immunoterapia, 18 ore di ossigenoterapia, ventilatore polmonare notturno, sauna ad infrarossi.

A questo si aggiunge una dialisi (plasmaferesi) ogni 10 giorni e il ricovero in Inghilterra ogni 4 mesi al Breakspear Medical per terapie specifiche che non sono disponibili in Italia.

 

Ma in questa struttura inglese il colonnello è anche oggetto di studio in quanto le sue condizioni appaiono assolutamente incompatibili con l’attività che riesce a svolgere.

Alla luce del suo stato clinico infatti sarebbe improbabile qualsiasi tipo di attività sportiva…
Ma non per lui. Evidentemente la forza mentale può andare anche oltre i limiti prospettati dalla medicina e nel suo caso questa forza gli consente di ottenere prestazioni sportive difficili da immaginare nelle sue reali condizioni.
Anzi, ormai “pedalare” è diventata una voce insostituibile nel suo piano terapeutico!
“Sopravvivo grazie alle terapie, ma vivo grazie allo sport!”

 

Mai arrendersi!

Nel tempo Carlo, per non piombare nella disperazione, ha iniziato piano piano a riprendere i suoi allenamenti sportivi, che tante soddisfazioni gli avevano dato quando ancora conduceva una vita normale. Persino in Bosnia, incredibilmente, riusciva a svolgere quotidianamente il suo allenamento, naturalmente in orari antelucani…

Da semplice atleta era campione in varie discipline; adesso come atleta disabile, con invalidità riconosciuta e certificata, grazie ad una forza di volontà sovrumana è riuscito a raggiungere grandi risultati nel settore paralimpico, realizzando 4 nuovi record del mondo proprio nell’ultimo anno.

 

Sul suo speciale triciclo, col vento in faccia. Insieme al figlio Andrea che spesso lo accompagna negli allenamenti. “Quando sono sulla mia bicicletta sono vivo e sono normale. Non ho paura di niente.”

 

“Non so fino a quando durerà questa mia esistenza, ma voglio continuare a lottare fino in fondo, fino all’ultimo respiro.”

Lo sport per contrastare la malattia, soprattutto la degenerazione neurologica, condizione per provare ancora gioia e vita. “E’ vivere e non sopravvivere, per lasciare una traccia della propria vita terrena.”

Carlo festeggia le sue vittorie coi figli Francesca e Andrea agli Invictus Games a Orlando in Florida. Un momento di grande gioia.

L’elemento che però purtroppo ostacola questa sua spinta è il difficile rapporto con il mondo sportivo paralimpico che spesso non riconosce tutti i suoi farmaci come salvavita e lo esclude dalle categorie paralimpiche, provocandogli ulteriori amarezze e delusioni, arrivando persino ad affermare che non ha i requisiti minimi per essere considerato atleta disabile.

 

Ma Mai arrendersi!  Questo è il motto che caratterizza la sua vita, un vero grido di guerra. Riuscire a tirar fuori qualcosa di positivo anche dal male: Carlo ha anche altre strade per esprimere il suo struggente senso della vita.

Conoscerlo è farsi trascinare dall’energia vitale e allora spesso viene chiamato nelle scuole per parlare con i ragazzi. Quando soprattutto nell’adolescenza è difficile capire chi si è davvero e cosa si vuole dalla propria vita, il suo è un esempio fondamentale di positività, un incoraggiamento ad avere fiducia nelle proprie capacità e a credere nella propria forza.

“Aiutare gli altri: questa adesso è la mia missione. Quando i dirigenti scolastici mi cercano, sento il dovere di andare. Cerco di lasciare qualcosa alle persone:

Non bisogna mai smettere di credere nei propri sogni.”

Coi suoi figli, gioia della sua vita

“Alla fine della giornata sono sereno perché so che anche dopo la mia morte continuerò a vivere nell’esempio e nell’aiuto che ho dato agli altri.

Questo dà un senso alla mia vita, e ben venga anche la sofferenza se con la mia testimonianza posso aiutare altre persone a vincere le proprie paure e ad affrontare le proprie sfide.”

 

 

E mentre ci si rende conto di avere di fronte un eroe vero, si resta toccati nel profondo da queste parole così intense del colonnello Carlo Calcagni.

Grazie Carlo, fai davvero venire voglia di essere migliori.

 

Per il video su Carlo Calcagni cliccate qui: Carlo Calcagni
Il libro è disponibile sul link che compare cliccando su : Pedalando su un filo d’acciaio
Per il link dell’intervista su Le Iene cliccate qui: Le Iene

Testo: Silvia Castiglioni

Foto: Marinella Maioli, Silvia Castiglioni e, con l’autorizzazione di Carlo Calcagni,  dal suo libro autobiografico Pedalando su un filo d’Acciaio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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