Due giganti in viola e rosa (seconda puntata)

È l’Ippocastano il secondo gigante buono che allieta i viali insieme alle Paulownie e di cui vi parlerò. Anche per questa puntata numero due, ho scelto di iniziare con le alte infiorescenze di entrambi gli alberi, per non darvi modo di preferire uno o l’altro. Così li apprezzerete accostati sia nei due articoli di questo blog sia nei giardini di Milano, dove si trovano spesso vicini e dove insieme contribuiscono a colorare e impreziosire le giornate primaverili. Un ex equo meritato.

Un ippocastano in piena fioritura in via Ippodromo.

La magia delle gemme

A inizio primavera, quando molti alberi sono già ricoperti di fiori (magnolie stellate, prunus, siliquastri, ecc.), altri, soprattutto i più grandi, hanno tempi più lunghi di rinascita. Tra questi alti giganti è facile scorgerne alcuni sui cui rami spiccano grandi gemme “ciccione” e al tempo stesso affusolate, tendenti al verde ma con qualche riflesso rosato. Sono gli ippocastani.

Rami di ippocastano a inizio primavera, quando iniziano a svilupparsi le grandi gemme.

Si distinguono per il portamento, elegante e imponente, con lunghi rami che, partendo abbastanza in basso sul tronco, tendono a disporsi a candelabro. Nel giro di poco tempo, da quelle gemme “succulente” si sviluppano grandi foglie a cinque/sette lobi, timide e reclinate all’inizio e poi man mano sempre più aperte e decise ad assolvere il loro compito di fare ombra.

Una gemma ancora chiusa tra altre che già si sono aperte in lunghi lobi fogliari, ritratta in piazza Tommaseo.

Al centro di molte di gemme spuntano, in coda alle foglie, le alte infiorescenze a piramide, dalla simmetria perfetta e dal notevole brio di petali sfrangiati. Ad attirare gli insetti sono proprio le frange, ma soprattutto il cuore colorato, giallo finché è ricco di nettare e poi rosso, quando non ha più niente da regalare. Un vero e proprio semaforo che facilita il compito degli indaffarati impollinatori.

La grande pannocchia si staglia sulle foglie simili ad altrettanti mani, pronte ad accogliere gli insetti quando il semaforo è giallo.

Il saggio Aesculus + hippocastanum lo sbarazzino

Con l’arrivo dell’estate l’ippocastano acquista tutta la sua maestosità e l’aria saggia che ricorda quella delle querce. D’altronde Aesculus, nome scientifico del suo genere, in latino identifica proprio un tipo di quercia. La sacralità del candelabro e l’equilibrio delle proporzioni svelano un carattere assennato, sobrio e solenne.

Pannocchie dalla perfetta simmetria allineate come soldatini.

Il risvolto della medaglia si cela nel nome della specie, hippocastanum. In lui risiede l’indole sbarazzina che fa da controparte alla regale austerità dell’albero. Già avevamo notato i fiori smaliziati e ora, con l’avanzare della stagione, ecco spuntare quei frutti “matti”, le famose castagne dei cavalli, da non mangiare assolutamente ma da tenere sempre in tasca, per scacciare la tosse, il raffreddore e forse anche la malinconia. Le potete raccogliere a fine settembre, quando ricopriranno il selciato nei loro involucri carnosi dalle spine morbide, altra facezia di questo albero dal doppio volto.

Dai fiori dei livelli bassi della pannocchia si sviluppano i frutti (foto a destra), le famose castagne matte.

Bianchi o rosa?

A Milano vi sono notevoli esemplari di ippocastani e, dalla loro imponenza, si comprende che molti di loro hanno una discreta età. Famosi sono quelli dei Giardini pubblici Indro Montanelli, ma li potete osservare un po’ ovunque in tutti i quartieri e soprattutto dove ci sono parchi pubblici. Si tratta principalmente di ippocastani a fiore bianco, che sono i più comuni anche a livello spontaneo.

Maestosi ippocastani ai Giardini Indro Montanelli, in una giornata di pioggia; sotto le loro fitte fronde, non si rischia certo di bagnarsi.

Fino a qualche anno fa, gli ippocastani a fiore rosa non erano molto diffusi in città. Ricordo che, dopo averne visto un esemplare in un giardino privato nei pressi di casa mia, mi ero messa alla loro ricerca, scoprendo che proprio nel parco di Porta Venezia se ne trovavano alcuni molto grandi. Ancora oggi, se è il rosa che si cerca, la cosa migliore da fare è raggiungere il bastione alto di via Vittorio Veneto, delimitato sul lato parco da ippocastani bianchi e, sull’altro, da un’infilata di ippocastani rosa di notevoli dimensioni.

Il filare di ippocastani rosa lungo via Vittorio Veneto. Sotto, in vista della Torre Rasini, di Gio Ponti.

I nuovi ippocastani

Gli ippocastani a fiori rosa sono ibridi ottenuti con precisi scopi ornamentali e questo è evidente, vista la loro spettacolarità. Così, sempre più spesso mi capita di imbattermi in giovani esemplari (come dimostrano le ridotte dimensioni), disposti a piccoli gruppi o lungo i vialetti di nuovi parchi… e sono tutti a fiore rosa.

Alcuni ippocastani a fiori rosa nel Parco delle Memorie Industriali, area verde recente che costeggia la ferrovia lungo viale Toscana.

A sinistra, un solitario ippocastano al Parco di Trenno, dai fiori rosa carico che contrastano con le foglie argentee del vicino imponente pioppo; a destra, uno dei cinque alberelli che punteggiano un prato sullo slargo tra via Tosi e via Ponti.

Al momento di pubblicare questo articolo un mio caro amico è venuto improvvisamente a mancare. Lo voglio ricordare nei momenti sereni di tante gite in montagna, dove i suoi occhi sono stati pieni di luce. Riposa in pace.

Testo e immagini di Marina Beretta
Dedicato ad Aldo

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