L’albero della porta accanto

Quante persone abbiamo conosciuto dalle pagine di questo blog, che vivono nella nostra città ed è bello “sapere che ci sono”. Quanti personaggi e fatti della storia milanese ci hanno aiutato a capire il presente, il come si è arrivati fin qui. E poi le consuetudini e le tradizioni, un po’ di costume, la cucina. Senza dimenticare i nostri amici animali, una comunità nella comunità. Di questo racconto fanno parte anche tanti alberi e “sapere che ci sono” è altrettanto bello. Di certo, ce n’è uno fuori dalla porta di casa o accanto all’ufficio o su una strada che percorriamo ogni giorno. Osservare le sue fasi stagionali, notare quando spunta una gemma o ritornano le foglie, accorgersi se gli succede qualcosa, vuol dire non darlo per scontato, vuol dire considerarlo un vicino che saluti quando lo incontri, vuol dire, in qualche modo, vegliare su di lui.

Liquidambar vuol dire “ambra liquida”, un nome poetico per un albero dalla grande versatilità. In alto lo vediamo con i colori autunnali, che possono diventare rosso fuoco, e i duri frutti legnosi ormai schiusi, per fare uscire i semi. In basso da sinistra a destra, le infiorescenze femminili, le belle foglie a cinque punte dai contorni netti con i frutti acerbi verde intenso, l’albero in versione invernale e, infine in inverno, quando rimane carico di ideali palline che allietano il Natale (quest’ultimo è lo stesso albero della foto grande, per vedere come può variare da una stagione all’altra).

Forestami

È questo l’appellativo scelto dal Comune di Milano e da altri partner (vedi qui la parte istituzionale https://forestami.org/il-progetto/) per il progetto di piantare circa tre milioni di alberi da qui al 2030 sul territorio della città metropolitana. L’obiettivo non è solo quello ovvio di dotare la città di un polmone verde più efficace, vista la situazione dell’aria, ma anche la valorizzazione e la riqualificazione di zone, angoli di quartiere, cortili pubblici come nelle scuole (vedi gli obiettivi qui https://forestami.org/obiettivo-2030/) e di creare una sensibilità diffusa sul fatto che gli alberi e le piante sono cittadini a tutti gli effetti, e cittadini produttivi (di ossigeno!!).

Se sotto casa, un bell’inverno, vi accorgete che sui rami nudi di un albero del giardino spuntano cicciose gemme lanute, restate in attesa e sarete ricompensati. A primavera infatti, dopo che si saranno dispiegate originali foglie a quattro punte, appariranno questi grandi fiori giallo-arancio, simili a tulipani. Ecco perché il liriodendro è detto anche l’albero dei tulipani. Una volta sfioriti, appariranno i lunghi siluri dei frutti e infine, nell’autunno, l’albero si tingerà di giallo oro intenso inconfondibile.

Un piano verde e non solo

Forestami è un’iniziativa avviata già da almeno un paio di anni dal Comune di Milano, che ha iniziato a piantumare con cadenza regolare in diverse zone, dandone conto ai cittadini tramite i suoi canali, anche con mappe, numero delle piantumazioni e tipologia delle essenze piantate. Il progetto di riqualificazione ambientale non passa solo dal verde ed è approdato, di recente, ad alcune decisioni importanti. Innanzitutto, l’approvazione, il 21 dicembre scorso, del Piano area e clima, uno strumento atteso da tempo che prevede interventi complessi, non ultima la decarbonizzazione progressiva in accordo con i gestori dell’energia. Ancora per una quindicina di giorni si possono inviare osservazioni e dare un contributo a questo link https://www.comune.milano.it/-/transizione-ambientale.-pubblicato-in-albo-pretorio-il-piano-aria-clima.

È decisamente un albero monumentale, la paulownia, che molti avranno notato in primavera, quando si carichi di grandi infiorescenze a pannocchia di colore viola lilla, erette e ben evidenti perché spuntano prima delle foglie. Quando i fiori cadono, l’albero si trasforma in un gigante verde dalle vaste foglie cuoriformi che, a un certo punto, vengono affiancate da grappoli di frutti legnosi ed evidenti. Ma anche in inverno è difficile non distinguere le paulownie, perché mettono a nudo i loro tronchi articolati e contorti, una e vera e propria scultura vegetale.

Forestami per te

Decisioni che portano un po’ di luce sul futuro, sperando che si riesca a mettere in atto meccanismi così complessi. Nell’immediato, è positivo notare che si parte da atti concreti e mirati, come le piantumazioni, iniziative come BAM (Biblioteca degli Alberi), la nomina del Garante del verde e del suolo e il ritorno in capo al Comune della manutenzione del verde, finora appaltata a soggetti privati che non hanno dimostrato di avere a cuore le piante. “Avere a cuore” gli alberi, ecco il segnale che forse colgo come il più significativo. Lo si percepisce anche nella visione strategica di Forestami (https://forestami.org/strategia/), che punta a rendere il verde cittadino parte integrante della vita comunitaria e quindi “qualcuno” che tutti noi possiamo sapere di avere accanto e che partecipa all’evoluzione della città.

Inconfondibile il glicine, quando si ricopre di lunghi grappoli viola, fitti paulonie sui rami. Che però, come spesso succede, durano solo poche settimane. Sotto quella profusione di fiori difficile scorgere come sono le foglie e quindi, quando solo quelle rimangono, una traccia possono darcela i lunghi baccelli che contengono i frutti, ma soprattutto i contorti tronchi avviluppati sui supporti più disparati. Seguiteli come un filo di Arianna e scoprite che, dopo contorsioni e volute, da qualche parte arriveranno nel terreno e scompariranno in un buco dell’asfalto.

“Sapere chi sono”

Di passo in passo, questo cammino può portarci dal “sapere che ci sono” (gli alberi, come le persone e gli animali) al “sapere chi sono”, al conoscerli un po’ meglio e quindi a dare loro un nome, ad apprezzarne il carattere, a riconoscerne i tratti somatici. I due tratti principali  aiutano a riconoscere gli alberi sono i fiori e le foglie. Come già scritto in altri post, ci sono fiorcheiture plateali e altre quasi invisibili (vedi qui e qui), foglie delle più disparate forme. Senza contare poi i frutti (ne ho parlato qui e qui), ma grande importanza hanno anche le chiome e il portamento, vale a dire quella che definirei la personalità stessa di ogni specie e del singolo individuo quando la interpreta.

L’impronta delle stagioni

Facile è dire che quell’arbusto è una rosa, quando ci sono le rose. Forse meno facile quando vediamo le capsule colme di semi e ancora meno se i rami sono spogli. Così è per ogni albero. C’è una stagione in cui molti di loro sono riconoscibilissimi e altre in cui proprio non ci si raccapezza. L’inverno è il momento più difficile, quando all’occhio profano appaiono questi tronchi dai lunghi rami brulli protesi al cielo e spesso niente altro. Ma può non essere semplice anche in altri momenti dell’anno.

Il nespolo è un albero sempreverde, ma questo non significa che non ci sia ricambio. Ci si accorge che avviene quando, tra le vecchie foglie coriacee e scure spuntano quelle giovani, di un verde salvia chiarissimo. Con l’inverno arrivano i fiori, bianchi e profumatissimi, come spesso succede con quelli che non hanno colore. E a seguire… le dolci nespole, ricche di sapore e arancio intenso.

L’albero sotto casa

Ecco il perché delle immagini che vedete dall’inizio dell’articolo. Ho preso alcune specie comuni in città e ve le presento in un’evoluzione stagionale che spero aiuti a sapere che cosa cercare per identificare l’albero sotto casa o quello che vedete da anni sui vostri percorsi. Quando riuscite a “sapere chi è”, memorizzate la sua presenza amica, cercatelo quando uscite, salutatelo e guardatelo con occhi diversi a seconda della stagione, magari trasmettendogli un pensiero: “Ecco, vedo che ti stanno spuntando le foglie!”.

Come dico nel testo, il ligustro è un albero che prediligo per molti motivi. A Milano ce ne sono davvero tanti, ma il “mio” ligustro si trova a Settimo Milanese ed è proprio un esempio di albero che incontri su un percorso abituale e puoi osservare con lo scorrere delle stagioni. Lo tengo d’occhio, il piccolino, perché non cresce molto in altezza, ma sviluppa questa chioma bellissima. Regolarmente lo tagliano, per fantomatici motivi di sicurezza!!! E regolarmente riesplode. È un albero decorativo per eccellenza. I fiori bianchi sono come fuochi d’artificio dal profumo intensissimo e i frutti grappoli viola scuro (colore magnifico) abbondanti, come del resto i fiori. La pianta è sempreverde e, in inverno, può regalare suggestioni come quella della foto con il mio ligustro coperto di neve.

I miei alberi

Difficile dire che io abbia alberi preferiti. Li osservo da tanti anni e so che nella via tale c’è quella specie, se cerchi una pianta specifica devi andare in quella zona, se vuoi vedere una certa fioritura c’è quel luogo e così via. Spesso mi organizzo passeggiate domenicali in bicicletta per andare a incontrare un “amico”, perché so che in quel periodo mi può deliziare con qualcosa.

Cito, tra i tanti, il tasso di piazza Giovane Italia (erano in due un tempo) albero caro alla mitologia, un sempreverde per tutte le stagioni, o i tanti nespoli della città, che mi piace andare a vedere quando in inverno di coprono di fiori profumatissimi (basta mettersi sotto un ramo e assaporare la fragranza). E ancora gli ippocastani dai fiori rosa di primavera (più rari dei bianchi) di cui ho recentemente scoperto un gruppetto in piazza Bilbao, ma anche i ligustri (vedi immagine sopra uno a me molto caro) tipici della Pianura Padana.

L’ippocastano dai fiori rosa è un albero che mi piace per puro senso estetico e perché, lo ammetto, bisogna avere un po’ la mentalità del segugio per scovarlo, essendo molto più diffuso quello a fiori bianchi. Nell’immagine un giovane alberello che condivide con altri quattro o cinque della sua specie un lembo di prato incastrato tra via Ettore Ponti e via Tosi, in piazza Bilbao. Una recente scoperta, un bellissimo contrasto tra verde e cemento. L’ippocastano è un albero comunque molto riconoscibile. Le grandi foglie riunite a cinque, quasi come le dita di una mano, si dispiegano lentamente intorno alle grandi gemme che sbocceranno nelle piramidi floreali (in alto a destra). Poi, ecco i frutti, quelle grandi castagne matte racchiuse nel loro mallo con spine morbide e innocue. Le sfumature di colore stuzzicano ancora la mia idea di bellezza.

Ricordo i gelsi, anche loro un po’ simbolo della terra lombarda, che si caricano di dolcissime more a inizio estate!! Oltre a seguire quelli che nel cortile del Castello Sforzesco stanno crescendo su una pergola (vedi qui), partecipo alla vita di un gelso a me molto caro situato a Settimo Milanese, nell’immagine sotto e qui.

Ancora Settimo Milanese per un altro albero che mi è molto caro. È il grande gelso della rotonda in fondo al paese, un albero un tempo imponente che un giorno, ahimè, ho trovato completamente tagliato. Mi hanno detto che era malato e che andava fatto un tentativo di salvarlo. Da allora lo tengo d’occhio e guardate che progressi! A primavera i primi ramoscelli e ora veri e propri rami protesi verso il cielo, che a breve si ricopriranno di foglie. Lo accompagnano le delicate figure dello scultore Mario Branca.

E non posso certo dimenticare le sophore, di cui sono propria amica e con le quali ho iniziato a scrivere su questo blog: un’emozione di inizio estate. Né i colori caldi dell’autunno di tante foglie che ci salutano con questa fiammata e che potete ammirare qui. Infine, ma non c’è una fine, perché non andare sotto le chiome degli imponenti bagolari, disposti a cerchio in molti giardini pubblici come quello di via Giotto/Parravicini. Qui un giorno organizzerò un bel rito del solstizio d’estate, come una strega che si rispetti.

Un bagolaro non si nota per le piccole drupe nere (davvero minuscole rispetto all’albero) o le foglie ovate piuttosto comuni. Lo si nota perché è un vero e proprio monumento verde che, quando perde le foglie in autunno, rimane imponente e colossale. In genere viene potato in modo da assecondare la tendenza a crescere lineare per poi aprirsi in una rosa di possenti rami protesi verso l’alto, portamento inconfondibile. E poi il tronco argenteo (ideale per creare l’atmosfera del sabbah!!!) e le forti radici che gli hanno valso il soprannome di spaccasassi. È molto utilizzato per i viali, per esempio tutto Foro Bonaparte è allineato di bagolari. Ma il meglio è quando forma le piccole macchie nei giardini.

In queste stesse pagine

Non si esauriscono certo gli alberi di Milano in poche righe. Se avete curiosità su altre specie potete cercare platani, siliquastri, biancospini, catalpe, ciliegi, cliccando sul nome, per scoprire che cosa ho detto di loro. E continuare a seguirmi perché tanti altri seguiranno **** aceri, frassini, faggi, magnolie, cedri, pioppi, carpini, tigli *****

Una Sopohora japonica, dal bellissimo portamento a rami penduli finemente intrecciati sotto le chiome. Nella foto, i fiori a stella pendono a loro volta a coronamento del verde.

Partecipazione

Spero che, se sei arrivat* fin qui, queste righe ti diano lo spunto per entrare a far parte del progetto verde di Milano come uno dei tanti protagonisti. Del resto, sul sito di Forestami si può contribuire “ai racconti e ai conti” (inviando una bella storia o un gradito contributo economico). Oppure scrivere un commento qui sotto e fare girare il più possibile questo come altri articoli che ci possano aprire a una comunità allargata a tutta la vita che popola la città. Tu non sai, finora, o sai poco, ma piano piano potresti invece sapere e iniziare a crederci!

Tu non sai, Alda Merini

Tu non sai: ci sono betulle che di notte
levano le loro radici,
e tu non crederesti mai
che di notte gli alberi camminano
o diventano sogni.
Pensa che in un albero c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero cade e ride.
Pensa che un albero sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l’ho già detto: i poeti non si redimono,
vanno
lasciati volare tra gli alberi
come usignoli pronti a morire.

https://poesiesullalbero.blogspot.com/

Testo e foto di Marina Beretta
In copertina, una pagina tratta dal catalogo generale dei dipinti di Carlo Mattioli, pittore di alberi (edizioni Franco Maria Ricci), con foglie di acero, liquidambar e ginkgo.

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