Milano dà i suoi frutti (prima puntata)

Nella città della “operosa lena” ognuno “mette a frutto” competenze ed esperienze per realizzare progetti e sogni. Gli alberi si uniscono a questo sana fatica quotidiana per portare a termine lo scopo principale della loro esistenza: riprodursi. Il tutto avviene sotto i nostri occhi un po’ distratti, con la produzione di semi da generare e affidare al mondo tramite vento, animali, acqua e inconsapevoli suole di scarpe.

Ciliegie cadute su un marciapiede in città in un giorno di vento e pioggia. I semi, agganciati sotto le nostre scarpe, possono arrivare lontano e germogliare.

Di fiore in fiore

Quando si parla di alberi molto spesso si pensa ai fiori, perché sono la parte più spettacolare. Meno frequente è il riferimento al compito vitale che ogni fiore svolge. Le corolle infatti, colorate o discrete che siano, celano l’organo maschile (stame) e quello femminile (pistillo). Nello stame si originano i gameti, le cellule di sperma che, sotto forma di polline, approdano nel pistillo, formato da un ricettacolo, un condotto e un ovario, dove risiedono gli ovuli. Qui, come natura vuole, le cellule si incontrano e danno vita a un embrione.

Le strategie di trasporto del polline da fiore a fiore sono la prima magia di questo ciclo riproduttivo “a distanza”. Gli insetti sono tra gli artefici del passaggio delicato e i fiori li attirano con ogni mezzo: colore, forme speciali, profumi. I fiori bianchi, per esempio, sono così intensamente profumati perché, in assenza di colore, attirano i loro cupidi con la sensualità delle fragranze. Le corolle di petali non solo agiscono da vessilli che sventolano al sole, ma anche da vere e proprie “piste di atterraggio” per i messaggeri volanti dell’amore vegetale.

Il piccione becca i frutti di un pero corvino con lo sfondo della guglia della Torre Unicredit; i semi passeranno nel suo apparato e verranno scaricati in volo in altri luoghi.

Da fiore in frutto

Lo sviluppo della parte esterna dell’ovario genera il frutto, la struttura deputata a proteggere i preziosi semi, derivati dall’ingrossamento della parte interna dell’ovario, in altre parole, la futura pianta. I frutti sono materia complessa in botanica: ci sono frutti veri e falsi frutti; frutti semplici, aggregati, composti, in infruttescenza; frutti che in botanica si chiamano drupa, pomo, bacca, esperidio, sorosio, baccello, achenio con pappo o con samara… Anche senza addentrarsi in questo ginepraio di definizioni (il ginepro, si sa, ha aghi molto acuminati), può interessare sapere che ognuna di queste forme fruttifere è stata pensata in natura per favorire la dispersione del loro prezioso contenuto: i semi. Ecco la seconda magia della vita delle piante. Questi esseri statici, che non si incontrano mai fisicamente, si affidano all’aiuto degli elementi e di altri espedienti per disperdere i semi e allargare la famiglia.

Nel vaso sul mio balcone all’ottavo piano è spuntata una piccola solanacea che ha dato i frutti, circondata da un tappeto di acetosella, anche lei arrivata sulle ali del vento. Guardandomi in giro, ho scoperto che in diversi parterre della zona vi sono queste piantine.

I frutti di Milano

Dove ci sono alberi, ci sono fiori e ci sono frutti, e la città non sfugge a questa equazione verde. I frutti maturano con ineluttabile cadenza sui rami di ogni specie e non c’è mese all’anno in cui si rimanga… a bocca asciutta. Vi sono quelli riconosciuti come commestibili, anche se le varietà cittadine sono selvatiche ed è vivamente sconsigliato assaggiarle, e un’infinità di altre tipologie. Al pari dei fiori, decorano le piante con un potente effetto di colori e suggestioni, che merita la nostra condivisione.

Le mele selvatiche fanno da quinta alla Cometa, l’argentea copertura del MiCo.

DRUPE SUCCOSE

Abbiamo letto in queste pagine che i Prunus sono tra i primi alberi a ricoprirsi di fiori. Come da copione, sono anche tra i primi a dare i frutti. In particolare, sono i Prunus avium a fiori bianchi a produrre grandi quantità di succose e rosse ciliegie (in verità molto aspre al palato e quindi da non mangiare). Basta ricordare il binomio fioritura bianca = ciliegie rosse e si saprà dove scovarle, anche perché la città ne è davvero invasa al culmine della primavera.

Rami carichi di ciliegie su un Prunus che ha appena finito di allietarci con una profusione di fiori. Parcheggio nei pressi del parco di Trenno.

Qua e là, con meno frequenza, si può incappare in un susino, Prunus domestica, che non manca di proporre le sue drupe dorate sempre in primavera.

Un susino in piazza Arduino. Mi è capitato di vederne alcuni lungo il tratto della Vettabia in zona Ripamonti.

Sono drupe anche le mandorle, le albicocche, le olive, i pistacchi e i manghi, ma ancora non li ho scorti tra le vie di Milano!

POMI DELLA CONCORDIA

In botanica i pomi sono classificati come falsi frutti, perché non derivano solo dall’ovario. Al contrario, nel mio immaginario i pomi sono frutti perfetti, dotati di una “rotondità” che emana sicurezza e tranquillità.

Sono pomi le mele, le pere e le cotogne, tutti frutti primaverili che perdurano nell’estate. Mi ci sono imbattuta più di una volta, soprattutto nei parchi cittadini, riconoscibili dalla tipica “fossetta” alla base del frutto.

Sono pomi anche i frutti rosso fuoco dei biancospini, che maturano nell’estate con una tale abbondanza da creare un’esplosione di colore.

Rami di biancospino carichi di frutti lungo la via Bisceglie.

Sono pomi, infine, le nespole dorate, un dono prezioso dell’inverno. La pianta oggi più utilizzata si chiama Eriobotrya japonica e, come è ovvio, viene dall’estremo Oriente. È facilmente riconoscibile perché ha grandi foglie coriacee e sempreverdi, quindi presenti per tutto l’inverno, candidi fiori tardo autunnali profumatissimi (stanno fiorendo proprio in questo periodo) e naturalmente frutti tipici. A Milano è una pianta molto presente in tutte le zone. Si sviluppa più in larghezza che in altezza e se ci si ferma sotto la sua chioma si può apprezzare l’intensa fragranza delle corolle.

Un nespolo carico di frutti in zona Bicocca.

L’antico albero del nespolo, però, è europeo e prende il nome di Mespilus germanica. I suoi pomi sono un po’ più grandi e scuri di quelli dell’amico giapponese e la fossetta si apre in una grande apertura.

Un bel nespolo europeo scovato in un’area parcheggio ad Assago.

SOROSI E SICONI

Visto che ho scelto di seguire la terminologia botanica, ho dovuto utilizzare questi termini poco conosciuti per presentare due piante dai frutti davvero gustosi: il gelso e il fico.

Quella che a Milano chiamiamo murù, o mora del gelso, porta l’altisonante nome di sorosio ed è un insieme di frutti o infruttescenza. Tecnicismi a parte è un frutto dolcissimo, degno di una pianta nobile e fiera, non rara nelle vie cittadine (vedi precedente articolo).

Murù in maturazione sui rami di un bel gelso all’angolo tra via Primaticcio e via Legioni Romane.

Vi sorprenderà sapere che decisamente più diffuso è il fico, una pianta tendenzialmente invadente, resistente e determinata. Come il nespolo, lo si incontra realmente ovunque e lo si riconosce dalla tipica foglia di bibliche reminiscenze e dai dolci frutti ovati. In realtà, ognuno di loro è un fiore e un frutto insieme, un siconio appunto: al riparo sotto la spessa buccia, il fiore germoglia e pian piano si trasforma nel frutto, con un sistema di fecondazione che si avvale di insetti specializzati.

Un alberello di fico sulla via Novara; tra le foglie si scorgono i frutti che matureranno nell’estate.

CAPSULE DAL PREZIOSO CONTENUTO

Un astuccio dall’aspetto inespugnabile è la strategia che alcune piante mettono in atto per proteggere il loro bene più caro, quei semi che ne assicurano la perpetuazione. Accade, per esempio, agli ippocastani. Quelle capsule verde acceso munite di finti aculei sono le custodi del grande seme marrone che, in questo caso, prende il nome comune di castagna matta. Da ognuno dei piccoli fiori riuniti in infiorescenze a pannocchia si sviluppano altrettante capsule, che piegano gli steli sotto il loro peso. L’ippocastano è un albero abbastanza diffuso a Milano. Lo si ammira in diversi esemplari nei giardini pubblici di via Palestro, ma anche in luoghi meno attesi, come una piccola aiuola tra via Malaga e via Tosi.

Termino questa prima parte del percorso tra i frutti degli alberi di Milano con uno sguardo nelle aiuole, dove i frutti possono essere decorativi quanto i fiori.

Un’aiuola di agapanti in piazza del Rosario. A estate inoltrata i fiori stanno per lasciare il passo definitivamente alle capsule cariche di semi.

Le rose fioriscono fino al tardo autunno. Quando i petali cadono, si rivelano i frutti decorativi che, anche se sembrano capsule, si chiamano cinorrodi.

Fine della prima puntata.

Testi e foto di Marina Beretta.
Tutti gli alberi sono stati fotografati a Milano.

 

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