Il teatro secondo Alberto Oliva: come rinascere dopo la Peste

Milano è, per antonomasia, città della ricerca e della sperimentazione culturale. Certo, in un momento particolarmente drammatico come quello che stiamo vivendo, risulta davvero difficile parlare di teatro senza farsi prendere dallo sconforto.

Per questo oggi voglio prendere spunto e slancio proprio da un libro, “Milano ai tempi della peste. Modelli di rinascita”,  scritto durante la pausa forzata del lockdown da Alberto Oliva, un giovane regista di Milano che è già una solida realtà nel mondo del teatro.

Ci farà riflettere sulla millenaria storia del teatro e sulle risorse che, ad ogni crisi, hanno fatto seguire splendide rinascite, portate da un potente desiderio di superare i vecchi protocolli e trovare qualcosa di veramente nuovo.

Una vita nuova e diversa anche per il teatro, come quella che speriamo sarà per tutti noi alla fine di questa “peste” che ci affligge.

La presentazione del libro di Oliva  a cui ho assistito si è svolta qualche settimana fa nella suggestiva cornice del Magazzino della Musica, in via Soave 3. Ne sono seguite altre in varie librerie. Anche oggi l’Editoriale Jaca Book ne ha trasmessa una in diretta Facebook.

 

Un libro decisamente interessante, pieno zeppo di vera cultura, ma anche di spunti curiosi e di idee e proposte. Anzi, arrivo a dire che il titolo, per quanto intrigante, sia decisamente riduttivo rispetto al densissimo contenuto!

Vi lascio qualche accenno un po’ più approfondito del discorso che Oliva sviluppa e naturalmente ne consiglio la lettura a tutti coloro che, come me, amano il teatro e vogliono saperne di più.

 

Il teatro ai tempi delle (tante) pestilenze

Indubbiamente la chiusura dei teatri durante il lockdown ci è sembrata una misura, seppur necessaria, assolutamente unica nella storia. Ma non è per niente così: il libro di Alberto inizia proprio sottolineando che la chiusura dei teatri in tempo di pandemia è un fatto che nel corso della nostra civiltà occidentale è avvenuto molte volte.

Già nell’antichità accadde ad Atene al tempo di Pericle, proprio in piena fioritura di quel teatro greco classico di Eschilo, Sofocle ed Euripide, che è pietra miliare della nostra cultura.

E via via in tante altre terribili “pestilenze” (nome generico dato a pandemie di vario tipo), fra cui forse la più sorprendente è quella che coinvolse lo stesso Shakespeare, costretto a più riprese a chiudere il suo teatro, il celeberrimo Globe Theatre, per il 60% del tempo nel corso di 10 anni!

 

Anche Anton Cecov dovette vivere in periodo di epidemia. In qualità di medico, quale egli era, oltre che drammaturgo, dovette combattere fino allo sfinimento contro il colera che affliggeva la Russia alla fine dell’Ottocento!

 

Gli attori tra gloria e infamia

Un altro punto del libro che ho trovato molto interessante e pieno di sorprese presenta la figura dell’attore nei secoli e il dualismo che la caratterizza.

Da individuo degno di poca stima, se non addirittura bollato di prostituzione e delinquenza, al punto di essere seppellito fuori le mura, si passa nel corso dei secoli ad una idealizzazione che rende l’attore mattatore indiscusso del palcoscenico, fino ad arrivare ai fenomeni di divismo già presenti alla fine dell’Ottocento e alle osannate star dei giorni nostri.

 

Sarah Bernhardt, una delle più famose “divine” del XIX secolo!

 

Una magnifica carrellata in un’evoluzione ben collegata e rappresentata, che si legge piacevolmente e che fa scoprire fenomeni decisamente impressionanti, come per esempio quello degli attori castrati che popolavano i palcoscenici nel Settecento.

 

Farinelli, al secolo Carlo Broschi. Grazie alla sua voce soave e acutissima divenne il più famoso cantante lirico castrato dell’Opera Barocca del ‘700

 

La tecnologia salverà il teatro?

Rispetto ai tempi delle epidemie che costringevano i palcoscenici al silenzio, nell’emergenza sanitaria di oggi attori e registi dispongono però di un’arma in più per gestire l’idea dello spettacolo dal vivo, al tempo della paura del contatto fisico: la tecnologia.

Apposite piattaforme, canali youtube, streaming ci hanno portato a casa una quantità impressionante di materiale video riguardante la recitazione in tutte le sue forme, dai filmatini buffi realizzati in casa, alle raffinate produzioni dei grandi enti lirici nazionali, guidati dal Teatro alla Scala di Milano che ha concluso un accordo con Rai5 e Rai Play per trasmissioni quotidiane.

 

 

Alberto Oliva ci fa notare che il ricorso alla tecnologia come ancora di salvezza per mantenere un contatto col pubblico abbia anche generato sperimentazioni molto audaci, come il Theatre on a line della compagnia Cuocolo/Bosetti, che prevede un’interazione al telefono con il singolo spettatore!

 

L’attrice Roberta Bosetti interagisce al telefono con uno spettatore/ascoltatore nello spettacolo per il Teatro della Tosse di Genova

 

Con un’interessante intuizione Alberto sottolinea che il ricorso alla tecnologia in fin dei conti non è che l’estrema evoluzione degli effetti, da sempre utilizzati nel teatro, a partire dalla scenotecnica che nella Grecia antica, con macchine apposite, creava i rumori e i cambi di scena.

E’ solo l’inizio di una interessantissima rassegna di effetti speciali che nel teatro hanno attraversato tutte le epoche, fino ad arrivare al digitale, alla comunicazione on line su piattaforme e alla contaminazione tra teatro e social network.

 

Il Teatrofono con cui alla fine dell’Ottocento gli spettatori potevano ascoltare in diretta gli spettacoli attraverso i primi apparecchi telefonici! Un sistema precursore delle dirette alla radio e, in seguito, alla tv. Il primo esempio di “delivery della cultura”.

 

Verso il teatro di domani

L’ultima parte del libro di Alberto Oliva è dedicata al futuro e alla definizione di un modello di rinascita per il teatro, quando, una volta chiusa l’amara esperienza della pandemia, tutti saranno liberi di godere della presenza fisica in teatro e l’entusiasmo porterà energia e speranza nel futuro.

Secondo Oliva la sinergia vincente si impernia su una triade di figure che nel corso della storia ha sempre ottenuto grandi risultati: un politico che sostiene il teatro, un impresario che lo organizza in modo efficiente e un artista che gli dà spessore e sostanza.

Questa struttura ha funzionato nei secoli, dai tempi di Pericle, al grande Teatro Elisabettiano fino ad arrivare all’ultimo dopoguerra, proprio nella nostra città.

Il Piccolo Teatro di Milano infatti è nato nel 1947 dall’alchimia collaborativa tra il sindaco Antonio Greppi che ha fortemente creduto in Giorgio Strehler e in Paolo Grassi, che rinnovarono in modo importante il panorama teatrale italiano.

 

Il maestro Arturo Toscanini mentre dirige il grande concerto della riapertura del Teatro alla Scala di Milano l’11 maggio 1946.

Anche nel caso della riapertura della Scala, semi distrutta dai bombardamenti, fu determinante la collaborazione fra il sindaco Greppi e il sovrintendente Antonio Ghiringhelli, un imprenditore milanese che, senza alcun compenso, amministrò e organizzò la ricostruzione e la rinascita del più importante teatro lirico al mondo, restando in sella al suo posto fino al 1973!

Il rientro del maestro Toscanini dagli Stati Uniti per dirigere il concerto di riapertura fu un avvenimento importantissimo per i milanesi. Teatro al completo e altoparlanti in tutta la piazza e nelle vie vicine perchè tutti potessero godere di quell’evento speciale.

Come dice Oliva, “era il trionfo di un modello di rinascita guidata dalla cultura che si impose sulle macerie della guerra, ricostruendo il tempio dell’arte prima delle case, nella convinzione che fosse un atto necessario a dare nuova energia, fiducia ed entusiasmo.”

Fu davvero il primo passo della ripresa della nostra città, che poi guidò il paese alla ricostruzione e al miracolo economico.

Ringraziamo Alberto Oliva per queste pagine densissime di idee, di cultura e di proposte e speriamo che anche questa volta la cultura possa essere apprezzata e sostenuta come il motore di un nuovo momento di rinascita per la nostra città e per tutti noi.

 

 

Alberto Oliva, registra teatrale, scrittore e giornalista, diplomato alla Scuola d’Arte drammatica “Paolo Grassi” di Milano, è stato assistente alla regia, fra gli altri di Andrée Ruth Shammah, Carmelo Rifici, Antonio Syxty. Ha fondato l’Associazione culturale “I Demoni” con l’attore Mino Manni, con cui ha realizzato molti progetti teatrali, fra cui Prospettiva Dostoevskij. Nel  2012 ha vinto il Premio Internazionale “Luigi Pirandello” come migliore regista emergente, seguito nel 2014 dal College Music della Biennale di Venezia. Tiene corsi e seminari di recitazione, regia e storia del teatro.

 

 

Testo: Silvia Castiglioni

Foto: Wikipedia, Hipertextual, Silvia Castiglioni, fonte Facebook, RaiPlay, unsplash Marco Montero Pisani.

 

 

 

 

 

 

 

 

2

Share this:

Leave a comment