Le case quattrocentesche dei da Vimercate legate al destino di un condottiero “milanese”

Abbiamo più volte affrontato un aspetto di Milano, come peculiarità prettamente moderna, cioè la sua capacità di creare e distruggere, per fare spazio ad altro, per rimanere al passo coi tempi e per soddisfare la fame speculativa di chi arrivava da fuori. In realtà abbiamo scoperto, con gli ultimi interventi sulla formazione della città medioevale, grazie anche all’intraprendenza delle famiglie capitanee, ma non solo, che questa è una qualità insita nel carattere della nostra città. Il caso che vogliamo presentarvi è l’ennesimo esempio di una trasformazione urbana, avvenuta nel tardo medioevo, frutto della fortuna di alcuni membri di un’ antica famiglia: i Vimercati.

Ma chi erano i da Vimercate?

Famiglia di antichissimo ceppo, è protagonista nelle cronache milanesi, fin dalla tarda antichità. C’è addirittura chi ne fa’ comparire alcuni rappresentanti al seguito di S. Ambrogio nelle sue campagne contro gli Ariani, messi a guardia del borgo Vicus Martis (Vimercate) per il controllo della Martesana e per questi spesso citati come De’ Capitani di Vimercate.

Le cronache scritte li presentano tra le famiglie capitaneali milanesi nei primi anni del secolo XI con un certo Arialdo (1021). Sono attivi nella vita politica, parteggiando per l’imperatore Enrico IV, di cui un Algiso è chiamato valvassore (1088). Da questo momento partecipano più attivamente alla vita del comune di Milano, venendo sempre annoverati fra la feudalità vescovile. Certo Uberto e suo figlio Teudaldo appaiono in donazioni alla chiesa di S. Fedele. Successivamente in un documento del 1147, tale Teudaldo appare come padre di quell’Alcherio, che già valoroso condottiero di truppe milanesi contro l’esercito imperiale, si batté strenuamente a Cassano d’Adda nel 1158, morendo in prigionia dopo essere caduto nelle mani nemiche. Figlio di Alcherio da Vimercate (eccoci al nodo cruciale che segna la fortunata ascesa della famiglia!), fu un celebre milanese, che prese parte attiva nelle lotte contro il Barbarossa.

Pinamonte da Vimercate

Stiamo parlando di quel Pinamonte che si distingue nell’epoca della ripresa di Milano dopo la distruzione del 1162. La tradizione fa di lui il più vigoroso assertore della lega. Egli avrebbe parlato a Pontida davanti ai delegati delle città lombarde nel 1167 e tale sarebbe stata la potenza della sua esortazione alla resistenza, che da quel convegno sarebbe nata la Lega Lombarda. Seppur il convegno a Pontida sia stato negato dalla critica storica (poiché la lega non sorse in un chiostro solitario, bensì in aule municipali e in arenghi pubblici), comunque sia, resta accertato che Pinamonte deve essere stato l’anima del movimento associativo. Lo storico Corio gli mette in bocca un appassionato intervento, di dubbia veridicità, ma resta la testimonianza del suo indomito spirito di rivalsa fra i congiurati lombardi.

Il Giuramento di Pontida di Amos Cassoli, 1885

Della sua figura comunque si ha menzione in una iscrizione sopra un arco della vecchia Porta Romana in Milano, poiché era console della sua città all’epoca della riedificazione (1171) dopo la devastazione fattane dall’imperatore Svevo. Come console di Milano egli sottoscrisse la Pace di Costanza e il successivo Trattato di Reggio (1185). Intanto nel 1177 a riprova di come fosse dilatato il mondo lombardo, fu anche podestà di Bologna (1176). Lo stesso figlio Guido fu uomo di grande autorità: console di Milano (1192, 1224), podestà di Vicenza (1195) e di Bologna (1196). La famiglia è annoverata già nel 1277 fra l’antica nobiltà milanese, da cui si dovevano scegliere i canonici ordinarî della chiesa.

Le case in Milano di Gaspare da Vimercate

Un ramo della famiglia, anch’esso discendente da Pinamonte, si stabilì a Crema (città di frontiera tra il ducato visconteo e la Serenissima). Da questa schiatta prese le mosse il famoso Gaspare da Vimercate, partigiano della prima ora di Francesco Sforza, per il ritorno di una nuova dinastia di duchi a Milano, a metà del XV sec, dopo la parentesi della Repubblica Ambrosiana.

Ritratto di Francesco Sforza, Bonifacio Bembo, 1460

Gaspare, avvalendosi del colpo di stato, fu addirittura nominato consigliere politico e militare. In virtù di questo gli vengono donati dal nuovo duca alcuni terreni fuori Porta Vercellina (in parte presi a livello dal monastero di S. Ambrogio) per farne caserme, piazza d’armi e alloggiarvi le sue truppe durante l’inverno. E come ogni condottiero che si rispetti, capitano di milizie, qui stesso si fece costruire una serie di case per sé e per i suoi familiari, per avere il controllo diretto su un’area strategica, a difesa del Castello Sforzesco. Proprio per il loro carattere difensivo erano improntate ad uno stile severo nelle fronti e nei cortili, riservando lo sfarzo del rango per gli interni. Nel 1462, consolidatosi il potere del duca in Milano e venuta meno la necessità di mantenere un presidio così rigido, Gaspare dedica prima all’Ordine domenicano una cappella con l’effige della Madonna delle Grazie (protettrice dell’ordine) che accoglie sotto il manto la famiglia Vimercati.

Madonna delle Grazie con Santi e Gaspare Vimercati (foto del 1920)

Poi cede addirittura i terreni con le sue case ai Domenicani Osservanti della Congregazione di S. Apollinare di Pavia per l’erezione di quello che col tempo diverrà la chiesa e il convento delle Grazie. Il condottiero degli Sforza, ricco e potentissimo aveva già da tempo deciso di farsi costruire una dimora civile nel centro della città, ma mai aveva dimenticato i suoi primi acquartieramenti e l’idea che li sorgesse un luogo pio. Prossimo alla morte, nel 1467, lo stesso generale raccomandò al successore di Franecso Sforza, Lodovico il Moro, gli aiuti per la costruzione della nuova chiesa e la stessa moglie Beatrice d’Este ordinò al Bramante di costruire sopra ad essa una cupola maestosa. La prima cappelletta dedicata alla Madonna col Bambino voluta da Vimercati sta esattamente laddove poi sorse la chiesa delle Grazie (e si trova oggi posta su un arco sorretto da colonne laterali).

Santa Maria delle Grazie, viste dal chiostro grande

Effettivamente il complesso, voluto dal condottiero degli Sforza, divenne ben presto così importante da dare poi il nome all’intero nuovo quartiere fuori le mura, detto quindi Borgo delle Grazie. Ben presto diviene uno dei più importanti della città, con i nuovi insediamenti dei più fidi cortigiani degli Sforza: gli Atellani, i Botta, i Guiscardi, gli Stanga, i Sanseverino, nonché la casa dei Medici. Pare che fosse collegato direttamente al Castello attraverso dei camminamenti sotterranei con i quali si potesse facilmente guadagnare anche la via per la campagna.

Il nuovo palazzo dei da Vimercate

Accennavamo prima come il condottiero degli Sforza, aveva deciso di farsi costruire una dimora civile nel centro della città. Aveva all’uopo acquistato dei terreni in contrada Cosma e Damiano, oggi via Filodrammatici, a ridosso della vetusta e scomparsa chiesa di S. Lorenzo in Torriggia. I terreni erano corrispondenti al tracciato delle antiche mura romane di età repubblicana, fatto che ha indotto lo storico settecentesco Giorgio Giulini a far derivare il termine Torriggia dal latino barbarico turricula in quanto prossima alle torri romane di Porta Nuova. Si trattava di un piccolo tempio con cimitero nello spazio anteriore, successivamente spostato per agevolare il passaggio delle carrozze. Già parrocchia, una volta costruito il palazzo divenne strettamente legata alla famiglia Vimercati, come cappella di famiglia. Naturalmente il cimitero e gli annessi sparirono per far posto al nuovo palazzo dei Vimercati che stava sorgendo nelle vicinanze.

Il portale del palazzo in una vecchia foto dell’inizio del sec. XX

Gaspare non abbandonò tutto il suo patrimonio costruttivo nel Borgo delle Grazie, dopo aver deciso di costruire qui il nuovo palazzo. Si fece infatti smontare il portale gotico, lo stesso che ancora oggi campeggia nell’ingresso principale del complesso, nell’odierna Piazzetta Cuccia. Reca scolpite le teste di Francesco Sforza con ai lati Giulio Cesare e Alessandro Magno. A fianco del portale c’è lo stemma della contea di Valenza, il feudo donato dal duca a Gaspare dopo la vittoriosa campagna contro i genovesi.

Stemma dei conti di Valenza (foto Urbanfile Milano)

Purtroppo del palazzo originale ci resta solo questo poiché col tempo la dimora è stata assai rimaneggiata, soprattutto dopo l’acquisizione da parte dei Visconti Ajmi, da cui prende anche il nome. Dal 1946, anno della sua fondazione, è la prestigiosa sede di Mediobanca.

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