MAQualeCineforum: Gay Pride a Belgrado

Provate voi a essere “peder” nella Serbia machista e omofoba. Una nazione in cui il riscatto dall’umiliazione di una guerra perduta e dalla seguente rovina economica è affidato ai gruppi violenti e paramilitari alla Limonov. E provate anche a pensare di voler organizzare il primo Gay Pride in una Belgrado squassata dalle contraddizioni, preda degli interessi mafiosi e speculativi. Scoprirete che per farlo bisogna chiedere aiuto, e protezione, proprio a quel sottobosco malavitoso incarnato dall’iper alfa maschio Limun (il quale come tutti gli iper maschi è ovviamente irretito e eterodiretto dalla sua futura sposa Biserka). Quando Limun accetta la missione impossibile e scopre che tutti i suoi sodali lo abbandonano inizia un divertente, anche se tragico, road-movie. Un viaggio che ci porta a scoprire le strade della ex-Jugoslavia, dove il “peder” rappresenta il minimo comun denominatore per mettere d’accordo tutti nel nome del rifiuto machista: serbi, bosniaci, croati e kosovari.

Un film che è un racconto non subordinato alla sola denuncia, dove la tragicità non ruba spazio al divertimento e alla leggerezza; un’occasione per uno sguardo insolito anche al kolossal Ben-Hur del 1959 con Charlton Heston. Onore e merito del regista Srdjan Dragojevic  e a un cast di attori sconosciuti ai più ma molto efficaci tra cui svettano (oltre ai già ricordati Limun-Nikola Kojo e Biserka-Hristina Popović) la coppia Radmilo-Miloš Samolov e Mirko-Goran Jevtić: sono loro gli starter dell’azione e sarà proprio il veterinario pacioccone Radmilo a dimostrare che per essere umani serve più l’amore che il testosterone.

Lo trovate in streaming (edizione originale e sottotitoli in italiano) sul sito del cinema Beltrade, il paradiso milanese del cinema d’autore che in questo periodo è raggiungibile unicamente online. Lo spazio web si chiama “Beltrade sul sofà” e offre, giustamente a pagamento, una ampia rassegna di titoli di ottima qualità ma che non trovate normalmente nelle sale.

Una risorsa preziosa in tempi di casalinghità forzata, ma non solo.

Testo: Massimo Molteni

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