Milano che in-canta: un "palo" nel ricordo dell’Ortica.

La ricordava così Enzo Jannacci sin dagli anni ’60 la periferica Ortica, ancora segnata dai campi (così come detta lo stesso toponimo che richiama il nome della pianta che infestava i prati della zona) e dallo scalo ferroviario. Era abitata e frequentata dalla ligera, quella vecchia mala milanese un po’ improvvisata di cui abbiamo parlato in un nostro passato intervento. In realta’ quello che era un vecchio borgo si era sviluppato sin dall’antichità intorno alla famosa chiesetta dei SS. Faustino e Giovita o della Madonna delle Grazie e intorno a qualche cascina ancora in funzione, come quella ancora oggi nota come S. Ambrogio. Troppo poco per un pugno di case rurali strette tra Lambrate e l’aereoporto di Linate.

Troppo poco soprattutto per attirare gli appetiti di qualche gruppo organizzato di malintenzionati, che usava bighellonare e passare il tempo intorno all’antica osteria dei Tri Basei (oggi un pub-birreria) di Via Ortica 10. Qui, sin dal dopoguerra, la gente dei popolosi quartieri popolari circumvicini si riversava in cerca di svago, specie nelle afose serate estive. Era una specie di birreria con un ampio cortile interno all’aperto. Dentro si suonava anche dal vivo. Era molto frequentato perché non era necessario il pagamento all’ingresso, si pagava solo la consumazione, favorendo gli incontri di tutti i tipi da quelli più innocenti a quelli più equivoci. Per l’enorme afflusso di gente fu chiuso più volte: per il traffico che ingenerava all’esterno, tanto da non far passare nemmeno i mezzi pubblici o per gli schiamazzi che disturbavano il sonno di chi abitava le case di ringhiera intorno al cortile. Di questo vicinato se ne ricorda anche Rocco Tanica di Elio e le Storie Tese: gli inquilini, esasperati dal volume e dai contenuti del sound, una sera in cui il gruppo era stato chiamato a suonare, cominciarono a subissarli di insulti e a far partire una gragnola di sassi sparati dai balconi soprastanti. Ma se questo è il contesto e il panorama abitativo, torniamo allora alla canzone “Faceva il palo” portata al successo dall’avvocato Pinnetti, in arte Walter Valdi, e da Jannacci, in realtà solo negli anni ‘70. Narra di un furfante da due soldi,  messo dalla banda a fare il «palo» durante una rapina:  scelta infelice perchè il tipo, orbo e sordo,  “a vederci, non ci vedeva un’autobotte, però a sentirci, ghe sentiva un accident”! Ecco il perchè della facile cattura dei malviventi (tranne lui). E  mentre i suoi compari sono già in gattabuia, lui è ancora lì , la gente passa e gli mette in mano un obolo. Così se ne va offeso, lasciando la banda, perchè pensa che il bottino glielo stiano passando un po’ alla volta, a colpi da cento lire!

E ora quindi seguiamo il filo di questa buffa storia da ligera, così come la interpretò lo stesso Jannacci.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=eMBBS1UU-wg]

 

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  1. […] abbiamo già incontrato nei precedenti articoli di Ciabattine: non si puo’ quindi non citare l’Ortica, il famoso quartiere dove la selvatica erba urticante era davvero infestante, o da termini come […]

  2. […] angolo di campagna (la tangenziale a Ovest, l’idroscalo a Est, lo scalo ferroviario tra l’Ortica e Segrate a Nord e l’area aeroportuale di Linate a […]

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