Pasolini a Milano

Era tanto tempo che volevo dedicare un pensiero a Pier Paolo Pasolini, o meglio al suo rapporto con Milano. Per questo prendo le mosse da due riflessioni: una che discende dalla recente mostra, presentata nei locali al pian terreno del Museo del Risorgimento, intitolata La Nebbiosa; l’altra che prende le mosse dal film Teorema, unica e autentica testimonianza cinematografica del grande intellettuale sulla Milano degli anni ‘60.

La Nebbiosa è il titolo dalla sceneggiatura, scritta da Pier Paolo Pasolini nel 1959, che avrebbe dovuto diventare un film; il progetto allora non andò in porto e il testo rimase inedito fino alla sua pubblicazione per il Saggiatore nel 2013. Ma è il sottotitolo della stessa mostra, essenzialmente fotografica, che mi ha fatto riflettere sul rapporto tra il regista friulano, romano d’adozione, e la nostra città: “lo sguardo di Pasolini su una Milano ormai scomparsa”. Lo scrittore era, insomma, giunto alla conclusione che lo sviluppo industriale del dopoguerra, così repentino, alterando gli equilibri sociali e del paesaggio urbano, avrebbe inevitabilmente creato scompensi , che profeticamente si manifestarono da lì a poco, dal 1968 alla fine degli anni ’70. Un popolo di contadini era stato sbalzato sul palcoscenico della più sviluppata città d’Italia, i piccoli borghesi, arricchiti troppo velocemente, avevano spesso dimenticato le loro origini, anche sociali, atteggiandosi a gran signori di lusso vestiti. Ma in questo panorama si muovono anche talenti e si intravedono progressi culturali, economici e industriali, un acquario in cui a tutti è promessa una possibilità di riscatto, in cui si scorge la capacità di accogliere persone e idee diverse, anche con lo spirito di generosità che ha sempre contraddistinto la nostra città, almeno sino all’ondata di egoismo sociale degli anni ’80. E’ il motore d’Italia per i movimenti d’avanguardia, non solo nella storia dell’arte e del pensiero ma anche nello sviluppo sociale e culturale.

Il manifesto della mostra al Museo del Risorgimento

Il manifesto della mostra al Museo del Risorgimento

Pensata per ripercorrere idealmente il passaggio dello scrittore a Milano in occasione della stesura de La Nebbiosa, la rassegna traccia un ipotetico reportage sui possibili luoghi dove girare questo film mai realizzato, testimonianza di come vide e testimoniò, la nostra città, Pasolini in quegli anni: la Milano piena di ombre e luci del boom, dei grattacieli e delle nuove periferie, una sorta di contraltare meneghino alla Roma di Accattone. Obiettivo dei curatori è immaginare e rappresentare in mostra quali avrebbero potuto essere i luoghi e i volti di questo film mai girato, attingendo a scatti d’epoca di maestri come Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Federico Garolla e altri nomi della fotografia italiana d’autore. Alle fotografie si accompagnano testi scelti de La Nebbiosa. Il visitatore può immaginare come lo storyboard pensato da Pier Paolo Pasolini per il suo film: Metanopoli, la città ideale progettata da Enrico Mattei; i nuovi grattacieli Galfa e Pirelli, costellati di luce; le periferie dove cascine e alberi affiancano le nuove costruzioni, i quartieri oltre il naviglio con le rovine e le case sventrate. E’ insomma un ulteriore documento della Milano che crea e distrugge. La seconda parte della mostra, intitolata ‘Lo sguardo dei milanesi fa rivivere una Milano ormai scomparsa’: è un omaggio alla città del dopoguerra e a tutti coloro che la videro ai tempi di Pasolini e la immortalarono attraverso le proprie immagini fotografiche.

L’ultima riflessione arriva invece direttamente da un film che invece a Milano fu realmente girato: Teorema. E’ inutile dilungarsi sulla trama, che potete leggere su qualsiasi manuale di cinema italiano. Quello che mi interessa qui evidenziare sono i luoghi della ripresa e in particolare due, quelli che hanno subito le maggiori trasformazioni: il liceo classico Parini, paradigma della scuola della futura classe dirigente del paese, e le autolinee di Viale Bligny, che per ironia della sorte, diventa il vuoto urbano su cui si sono costruiti in questi ultimi anni, le più recenti addizioni dell’Università Bocconi, per antonomasia, l’ateneo di riferimento della finanza italiana.

Il Liceo Parini (fotogramma tratto dal fim Teorema, 1968)

Il Liceo Parini (fotogramma tratto dal fim Teorema, 1968)

Il primo, è simbolicamente la scuola frequentata da Pietro, il figlio della famiglia protagonista del film. Costruito sull’antica area del convento agostiniano di S. Marco, nei pochi fotogrammi, in cui compare ha l’angolo Via Goito/Via S. Marco ancora vuoto: compare solo l’austera mole fascista e i corpi restrostanti affacciati su un cortile che sarà quasi del tutto saturato dal blocco rosso degli anni 70. Il Naviglio di S. Marco è già stato coperto e le auto scorazzano sull’area fino a qualche anno prima occupata dal laghetto. Il secondo luogo, è il capolinea delle autocorriere di Porta Lodovica, all’angolo tra Viale Bligny e Via Rontgen: la cinepresa, lontana da luoghi più ameni o lussuosi della famiglia, sta seguendo la serva, Emilia che si accinge a prendere un bus. Qui fin dagli anni Trenta del ‘900, vi era una stazione organizzata con una lunga pensilina, sul luogo di un soppresso Gamba de Legn, per le autocorriere dirette in alcune località suburbane a sud e per Pavia.

Grafton Architects, Università Bocconi, Via Rontgen (foto di Robert Ribaudo)

Grafton Architects, Università Bocconi, Via Rontgen (foto di Robert Ribaudo)

Dal 2008, davanti ai palazzoni della Via Toniolo, immortalati dalla pellicola e che incombevano sull’area in oggetto, sorge il nuovo padiglione della Bocconi, realizzato da Grafton Architects. Oggi ospita inoltre una interessante collezione d’arte, arricchita di opere moderne che giganteggiano negli atri e negli spazi comuni.

 

 

 

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